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A Lisbona, un ricordo

Un bel pomeriggio d'autunno di molti anni fa, al Castelo de São Jorge a Lisbona. Verso il mare, o meglio l'estuario del Tago, l'imponente Praça do Comercio, e tutto intorno lo splendido panorama della città, ma ecco, verso est stagliarsi uno strano albero bitronco (un olivo selvatico forse?) al cui piede una rozza tavola porta, scritta in caratteri bianchi, la poesia che qui propongo. Con commozione e diligenza la ricopio: infatti la macchina fotografica ha deciso di non collaborare, forse per lasciarmi il piacere, affannoso anche, di trascrivere una per una quelle bellissime parole. Poi attingendo alle mie sia pur scarse cognizioni di portoghese, ne faccio anche la traduzione.

Per anni mi resta la curiosità di conoscere l'autore di questo piccolo gioiello fino a quando, dopo la lettura del suo libro, "Viaggio in Portogallo", scrivo a José Saramago (cui l'anno dopo sarà attribuito il Premio Nobel per la letteratura). Nell'amabilissima lettera di risposta, Saramago mi dice però di non poter soddisfare la mia curiosità in quanto l'autore della poesia è anonimo. Cito testualmente "... O enigma da autoria do poema que leu não tem solução. Trata-se de um anónimo que, tanto quanto se sabe, não deixou outro sinal da sua passagem pela vida. Esses versos ..., fazem parte da nossa memória colectiva, ... É a própria árvore que nos fala. "

È l'albero stesso che ci parla!

Buona lettura. CMO, gennaio 2001.

 AO VIANDANTE

Tu que passas e ergues para mim o teu braço
Antes que me faças mal, olha-me bem.

Eu sou o calor do teu lar nas noites frias de inverno
Eu sou a sombra amiga que tu encontras sob o sol de agosto.
E os meus frutos são a frescura apetitosa que te sacia a sede nos caminhos.

Eu sou a trave amiga da tua casa, a tábua da tua mesa, a cama
em que descansas, o lenho do teu barco.

Eu sou o cabo da tua enxada, a porta da tua morada
A madeira do teu berço e do teu próprio caixão.

Eu sou o pão da bondade e a flór da beleza.

Tu que passas, olha-me bem e não me faças mal.

***

AL VIANDANTE

Tu che passi e tendi a me il tuo braccio
Prima di farmi del male, guardami bene.

Io sono il calore del tuo focolare nelle fredde notti d'inverno
Io sono l'ombra amica che trovi sotto il sole di agosto
E i miei frutti sono frescura appetitosa che sulla via la tua sete sazia

Io sono la trave amica della tua casa, la tavola della tua mensa, il letto
dove tu riposi, il legno della tua nave

Io sono il manico della tua zappa, la porta della tua dimora
il legno della tua culla e della tua bara.

Io sono il pane della bontà e il fiore della bellezza.

Tu che passi, guardami bene e non farmi male.